giovedì 29 gennaio 2015

Il quaderno di Maya di Isabelle Allende

Il quaderno di Maya di Isabelle Allende
"Sono Maya Vidal, diciannove anni, sesso femminile, nubile, senza un innamorato per mancanza di opportunità e non perchè sia schizzinosa [...] temporaneamente rifugiata in un'isola a Sud del mondo."

Titolo: Il quaderno di Maya
Autore: Isabelle Allende
Prezzo: € 20,00

Editore: Feltrinelli
ISBN: 9788807018688
Trama: Maya Vidal, l'adolescente protagonista del nuovo romanzo di Isabel Allende, caduta nel circuito dell'alcol e della droga, riesce a riemergere dai bassifondi di Las Vegas e, in fuga da spacciatori e agenti dell'Fbi, approda nell'incontaminato arcipelago di Chiloé. In queste isole remote nel Sud del Cile, nell'atmosfera di una vita semplice fatta di magnifici tramonti, solidi valori e rispetto reciproco, Maya impara a conoscersi e a conoscere la sua terra d'origine, scopre verità nascoste e, infine, l'amore. A queste pagine si alterna il crudo racconto della sua difficile storia precedente, una vita fatta di marginalità e degrado, solitudine e cattive compagnie, nella quale precipita dopo la morte dell'amatissimo nonno. Isabel Allende torna a raccontare la vita di una donna coraggiosa in un romanzo che affronta con delicatezza le relazioni umane: le amicizie incondizionate, le storie d'amore palpabili come quelle più invisibili, gli amori adolescenziali e quelli lunghi una vita. Un ritmo incalzante, una prosa disincantata per questa nuova prova narrativa che si tinge di noir e per l'ennesima galleria di donne volitive e uomini capaci di amare




Maya Vidal è una ragazza dal passato difficile, rifugiata nell'arcipelago di Chiloè per scappare da Las Vegas, dall'FBI e da alcuni spacciatori. Maya era tossicodipendente, alcolista, problematica e le sue migliori amiche erano ladre e bulimiche, L'unico appiglio che Maya ha con una realtà sana è sua nonna. Amava moltissimo suo nonno e, dopo la sua morte, cade in un baratro di cui tocca il fondo proprio a Las Vegas. A Chiloè, Maya riscopre il sapore della vita e della semplicità, grazie a Manuel, a Juanito e a tutti gli abitanti dell'isola, si innamorerà e scoprirà che la vita non è essere ribelli e la droga non è l'unico piacere. Nel suo quaderno Maya parla in prima persona, affrontando il suo passato e riconoscendo la speranza nel futuro.
Un libro che affronta non solo il problema della droga, della prostituzione e del degrado ma anche, in qualche pagina, le vicende tristi del golpe cileno del 1973, le torture nelle carceri, la figura di Pinochet, argomento sempre stato molto a cuore ad Allende, così come l'intera storia del suo paese d'origine. Riguardo allo stile, per quanto io possa adorare Isabelle Allende, ha calcato un po' troppo la mano sulle descrizioni, come sempre, soprattutto per i miei gusti, ma da alcuni questo è considerato un grandissimo pregio che manca a molti autori. Nel complesso è uno splendido libro che, una volta finito, fa aleggiare nella stanza e nella vita, anche se per un breve periodo di tempo, una positività raggiante che la protagonista conosce attraverso il piccolo paesino di Chiloè.
Vorrei terminare la recensione con una delle frasi più belle del libro e che mi ha colpito molto:
...l'amore ci fa diventare buoni. Non importa chi amiamo e non importa nemmeno essere corrisposto o che la relazione sia stabile. E' sufficiente l'esperienza di amare: è questa che ci trasforma...
Verdetto finale

Forse perchè amando così tanto Isabelle Allende, mi aspettavo un pochino in più.


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